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Posted On April 11, 2017 at 11:04 pm by / Comments Off on Download Riflessioni sulla libertà by Cornelio Fabro PDF

By Cornelio Fabro

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Controstoria del liberalismo

Come spiegare che nell'ambito della tradizione liberale l. a. celebrazione della libertà va spesso di pari passo con l'assimilazione dei lavoratori salariati a strumenti di lavoro e con l. a. teorizzazione del dispotismo e persino della schiavitù a carico dei popoli coloniali? In questo quantity Losurdo indaga le contraddizioni e le quarter d'ombra da sempre trascurate dagli studiosi, siglando una controstoria che evidenzia l. a. difficoltà di conciliare l. a. difesa teorica delle libertà individuali con l. a. realtà dei rapporti politici e sociali.

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Unde secundum quod aliquid se habet ad rationem, sic se habet ad liberum arbitrium»119. ) totale della volontà dalla ragione non solo va contro l’esperienza, ma distrugge la stessa responsabilità morale: ciò che i tomisti e S. Tommaso certamente non intendono di affermare. Anzi S. Tommaso, richiamandosi al Damasceno e a S. Bernardo120, attribuisce la «ratio imaginis» dell’uomo con Dio in modo speciale alla libertà. Il richiamo al Damasceno forma nientemeno (come si è visto) il tema programmatico di tutta la considerazione morale della Prima Secundae: «Quia sicut Damascenum dicit, homo factus ad imaginem Dei dicitur secundum quod per imaginem significatur intellectuale et arbitrio liberum et per se potestativum»121.

2 ad 5um). Ci si chiede a questo proposito: a) se si possa chiamare motio la comprensione da parte dell’intelletto e la presentazione dell’oggetto ch’è il bene e il fine. b) Se si possa a rigore attribuire all’intelletto la «comprehensio» del bene e del fine. c) Attribuendo (come sembra fare S. Tommaso) alla volontà la semplice intentio finis in communi cioè l’aspirazione alla felicità indeterminata ed al libero arbitrio la scelta dei mezzi (electio est eorum quae sunt finem), non si resta nell’ambito formale delle presenze come principia quibus e si lascia nell’ombra l’io come soggetto spirituale operante ut quod?

La caduta dell’essere quindi si attua già in Aristotele con la distinzione della sostanza in prima e seconda e con la distinzione perciò di essentia ed existentia, di logica e metafisica. Il risultato di queste riflessioni per la nostra ricerca è che la distinzione di essenza ed esistenza è la formula rivelativa della perdita dell’essere ed al suo sorgere ed al suo affermarsi nel pensiero occidentale seguono le fasi di questa perdita e l’approfondirsi senza speranza del nichilismo. Questa pseudo-distinzione – che afferma in realtà l’identità reale di essenza ed esistenza – attesta l’invasione del nominalismo nella speculazione per finire a significare l’essenza il contenuto possibile o reale di una cosa e l’esistenza la sua realizzazione, il fatto cioè ch’essa è in natura e la possiamo incontrare e verificare nella realtà.

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